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Punto di Vista

 CORRIERE DELLA SERA




Autorevole, puntuale e preciso l'intervento del prof. Giuseppe Argiolas che, sulle pagine del Corriere della Sera, puntualizza i fondamenti dell'integrazione scolastica: "La presa in carico degli alunni con disabilità è collettiva", ovvero compete e spetta, per contratto, a tutti gli insegnanti nella cui classe è iscritto l'alunno o l'alunna con disabilità.
Nessuno può o deve sentirsi "escluso" da questa responsabilità. Dal momento che un docente sottoscrive il contratto di lavoro (a tempo determinato o a tempo indeterminato) rientra fra le sue competenze rispondere ai bisogni formativi degli alunni che gli sono affidati.
Il docente per le attività di sostegno è una "risorsa" offerta alla classe per promuovere e "sostenere" il processo di integrazione dell'alunno con disabilità e la comunità scolastica intera. Coopera come titolare insieme agli altri docenti (comma 6 art. 13 della Legge 104/92). Per questo motivo "non può occuparsi della patologia o della sindrome".
     Dimenticano Merlo e Barbieri, e sicuramente anche Rossi Doria (dato che è un insegnante e certe cose dovrebbe conoscerle) che nella scuola entrano "le persone" e non "i malati" e che la disabilità non è una malattia (D'Alonzo).
     Dimenticano i familiari e i genitori perchè sono preoccupati della mancata assistenza.
     Dimentica la società che l’impegno assunto è di rimuovere le barriere che impediscono la realizzazione della “persona”, indipendentemente dalle sue condizioni. E i diritti non possono essere continuamente calpestati. E che non si può continuare a ragionare pensando che gli alunni con disabilità appartengano ad un settore specifico e non alla dimensione sociale nel suo insieme ... L'OMS ha ribadito il principio della "partecipazione sociale" e questa è possibile in chiave di riconoscimento dell'altro come alterità e come persona, rispetto alla quale vi è un impegno a favore della sua autonomia e identità.
Bene ha fatto a ribadire il prof. Giuseppe Argiolas che oggi è evidente e tangibile il rischio di voler "formare docenti medicalizzati, specialisti sulle singole patologie". Si tratta dell'anticamera delle classi differenziali o, ancor peggio, del ritorno delle scuole speciali. Ci ricordiamo quando queste persone erano ritenute "non scolarizzabili?", quando erano ritenute "malate?" ... Attenzione, perchè la direzione sembra proprio quella di "farli uscire dalla scuola"!!!
La scuola, e lo dovrebbero sapere TUTTI, NON è un luogo "sanitario": è un territorio educativo, dove la persona viene accompagnata nel percorso formativo.

Per i bisogni dell'alunno o dell'alunna con disabilità sono presenti altre figure


  • nella scuola, per esempio, l'assistente ad personam o educatore che è la risorsa assegnata all'alunno o all'alunna con disabilità per rispondere ai suoi bisogni di "autonomia" e di "comunicazione personale". Rientra nelle figure di supporto diretto a quella specifica persona e non ha altri compiti (art. 13 comma 3 della L. 104/92);

  • nella sanità i terapisti terapisti della riabilitazione e altre figure professionali (medici) dell’ambito sanitario; i loro interventi sono effettuati in orario e in ambito extrascolastico.

I problemi di inizio anno scolastico si ripropongono puntuali, come sempre. Per gli alunni con disabilità cambia unicamente la data, ma le questioni e le situazioni si reiterano, si ripetono, si ripropongono puntualmente. Si potrebbe già iniziare a scrivere oggi il pezzo che sarà pubblicato il prossimo anno scolastico, ahimé!!!
primo titolo: "Alunno con disabilità, per te l'integrazione finisce qui ..."
secondo titolo: "Rischio di un ritorno alle classi differenziali: già sono operative le classi differenziali di fatto ..."
terzo titolo: "Mancano le risorse: situazione a rischio per molti alunni con disabilità ..."


Fa pensare questo indirizzo che da un po' di tempo pervade la nostra società ...
Fa pensare il fatto che ogni anno i genitori, già provati da stanchezze quotidiane, si debbano scontrare con un sistema che invece di rispondere ai compiti per i quali esiste crea condizioni di disagio e di difficoltà estreme ...
Fa pensare che la famiglia debba lottare contro una realtà che, invece, è deputata a "camminare insieme alla famiglia" per assicurare il successo formativo ai figli ...
Fa pensare tutto questo ... e non lascia intuire o intravedere prospettive positive!

 


 





Il Ministro Profumo e l'integrazione scolastica

Ecco cosa scrive Repubblica:

«È stato fatto un grande lavoro sulla disabilità - spiega il ministro Profumo - ricerche e studi che vanno in profondità sui diversi tipi di problematiche, anche sul fronte comportamentale. Situazione che forse oggi possono essere seguite in maniera diversa, con un altro approccio, più collettivo e non con un' insegnante dedicata. Il nostro è un Paese che in assoluto ha una cultura, una storia, un' attenzione e un livello di servizio ottimo quando si parla di disabilità».

Il Ministro Profumo ha preso la parola e ha "detto" la sua, come tanti e come molti politici in questi ultimi anni.
E come tanti e come molti politici in questi ultimi anni emerge come da parte delle persone che ricoprono importantissimi e delicati compiti istituzionali vi sia una certa "non conoscenza" di un processo che "vive" da ormai 40 anni nel nostro Paese e che, in questi ultimi anni, si tende a gettare in un angolo per poi allontanare dalla cultura e dalle scelte prioritarie della nostra società.
Se un cammino è stato fatto, seppur faticoso, ora, con quattro parole, si tende a "liquidare" o quanto meno a dare un indirizzo comunque diverso, anche rispetto alle scelte che l'inclusione, per sua natura, racchiude.

Il Ministro parla di "docente dedicato" e questa è la prima GRANDE IMPRECISIONE.
La legge 104/92 afferma chiaramente che è docente contitolare della classe, che è assegnato alla classe e non ad un singolo alunno. E afferma pure che egli promuove il processo di integrazione scolastica, essendo risorsa per la classe. Perchè l'integrazione, forse il Ministro farebbe bene ad approfindire ulteriormente il tema, è un PROCESSO  e come tale investe e coinvolge il team docente, il consiglio di classe e il gruppo-classe allargandosi fino all'intera comunità scolastica per sfociare, contagiare e contaminare l'intera società.
(segue)

 

 




Sempre in salita la strada dell'integrazione scolastica

(di Giuseppe Argiolas**)

«Le programmazioni riguardanti gli alunni con disabilità - rileva Giuseppe Argiolas del Direttivo Nazionale del CIIS (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno) - hanno lasciato il passo agli obiettivi didattici ed educativi e all'attuazione di piani individualizzati statici, che nulla hanno di dinamico». Una riflessione sulle difficoltà dell'integrazione scolastica nel nostro Paese, dove la scuola, «come una possibile "grande mela"», viene chiamata, sempre secondo Argiolas, «ad attuare "da sola", con responsabilità e rigore, il processo dell'integrazione».
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L'integrazione scolastica, oggi, non sembra essere come "la grande mela" e tanto meno di colore verde. Tanti e annosi, infatti, sono i problemi ancora aperti legati all'inserimento degli alunni con disabilità nelle scuole comuni e non, con il triste primato di un Paese che di fatto non garantisce il sostegno secondo le effettive esigenze di ciascun alunno.
Il ricorso continuo alla giustizia amministrativa sembra essere l'unica via percorribile dalle famiglie, ma talvolta lo svilimento arriva prima delle sentenze favorevoli e così, il peso faticoso di un diritto negato spesso condiziona fortemente l'esito di un progetto di vita, mettendo a dura prova i rapporti delicati tra famiglia e scuola.
Dunque, né vinti né vincitori? Si esce "sconfitti a metà"? Le responsabilità gravano su tutti, dirigenti, docenti, educatori professionali, famiglie, personale della scuola e accordi di programma. Responsabilità che riguardano soprattutto l'autonomia, la comunicazione, il successo formativo degli alunni e che in questi ultimi decenni non sembrano preoccupare in modo critico gli "addetti ai lavori".
Le programmazioni hanno lasciato il passo agli obiettivi didattici ed educativi e all'attuazione di piani individualizzati statici che nulla hanno di dinamico.
Il monitoraggio degli apprendimenti curricolari** sembra essere solo un vago ricordo, a confronto del clamore suscitato dalla stampa per un diritto allo studio giustamente riconosciuto.
Questa è una scuola inclusiva che vede spesso contrapposta la didattica differenziata all'autonomia delle istituzioni scolastiche, dimenticando la questione fondamentale dell'integrazione e quindi le effettive esigenze di ciascun alunno.
In realtà non può esserci integrazione senza autonomia delle istituzioni scolastiche e il potenziamento di quest'ultima dev'essere di fatto «funzionale [...] alle esigenze [...] di integrazione e sostegno agli alunni con bisogni educativi speciali e di programmazione dei fabbisogni di personale scolastico» [citazione tratta dall'articolo 50, comma 1b della Legge 35/12, "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", N.d.R.],  attraverso il monitoraggio degli apprendimenti curricolari e il successo formativo degli alunni.
La "mancata professionalità dei docenti" - spesso invocata come unica denuncia - risulta essere una visione ristretta di una scuola dell'inclusione che nel suo insieme propone soluzioni efficaci.
Assistiamo da tempo al fenomeno della dispersione scolastica che colpisce anche gli alunni con disabilità. Proprio in questo macro-insieme di problematiche culturali e sociali, la scuola - come una possibile "grande mela" - è chiamata, "da sola", ad attuare con responsabilità e rigore il processo dell'integrazione.
*Nella traccia per la compilazione del Profilo Dinamico Funzionale/Piano Educativo Individualizzato (PDF/PEI) - documenti riguardanti gli alunni con disabilità - alla voce Apprendimenti curricolari si legge: «La prima parte riguarda la progettazione del "curricolo", che deve essere effettuata dal Consiglio di Classe o Modulo e riportata nel Registro dei Verbali o Agenda di Modulo. Il modello di PEI prevede un'articolazione della progettazione che ogni scuola può adottare nelle forme che riterrà più opportune e consone alla propria esperienza. In questa  parte vengono definiti i percorsi curricolari, per campo di esperienza, ambito o disciplina, specificando obiettivi, contenuti, metodi ecc., al fine di monitorare la corretta correlazione tra intervento effettuato e obiettivo posto per lo sviluppo delle potenzialità. Si tratta di uno strumento pratico ed operativo. Va redatta all’inizio di ogni anno scolastico e verificata a metà percorso e alla fine dello stesso. La sua redazione operativa è affidata alla scuola. La seconda parte riguarda la descrizione del contesto, in particolare del gruppo classe. Si espliciteranno le dinamiche presenti, le interazioni, le modalità di rapporto, le criticità, le risorse, ecc.».

**Direttivo Nazionale del CIIS (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno).
 


 



Questi corsi “non s’hanno da fare”


E ci riprovano. Prima parlano di meritocrazia, di competenze, di professionalità in nome  e per conto di una scuola di qualità, in cui vengono premiate addirittura le “eccellenze”.
E poi … e poi, alla prima occasione, remi in barca e la scuola di qualità viene lasciata andare alla deriva. Alla deriva di qualsivoglia considerazione.
A mettere in moto questo meccanismo “disfattista” sono state le “obbligate” (dicono) scelte economiche. Eh,sì! Perché in Italia quando i conti sono in rosso e la situazione è critica non si cercano le soluzioni che restituirebbero ossigeno ad un Paese che sta boccheggiando, magari tagliando inutili spese militari (quando mai una “Missione di pace” deve viaggiare su caccia militari oppure si deve equipaggiare di armamenti di ogni sorta?) o recuperando crediti da parte di coloro che il fisco lo evadono regolarmente ogni giorno, facendo una vita da nababbi, mentre il “popolo langue” cercando di sbarcare il lunario per arrivare a fine mese. No. In Italia, di fronte ad un estremo bisogno di liquidità si provvede “tagliando”: e si taglia soltanto dopo essersi bendati gli occhi, come la dea fortuna. Solo che la fortuna arride sempre a chi non dovrebbe e così la scure si abbatte sul settore che, invece, dovrebbe essere potenziato al massimo, proprio per restituire fiducia al Paese e ri-mettere in campo forze nuove, menti nuove, capaci di ri-progettare e reinventare la nuova società, quella del terzo millennio. Competitività, creatività, professionalità efficace …

Si è tagliato e si taglia nel sociale …
E il taglio, nella scuola, ha avuto più di una conseguenza. La prima, a lungo taciuta da troppi e per troppo tempo, riguarda gli alunni. La scuola svolge un ruolo formativo inderogabile che, per essere assolto, richiede “professionalità, competenza, corresponsabilità”.
Gli alunni devono poter contare su insegnanti in grado di accompagnarli nel processo di crescita, che sappiano valorizzare le loro potenzialità, stimolando e supportando le loro attitudini e assicurando a ciascuno il successo formativo.
Appare palese che tali compiti non possono essere affidati genericamente e che necessitano di personale preparato, capace di saper rispondere ai bisogni di tutti gli alunni, compresi quelli che presentano maggiori difficoltà.

Il taglio nella scuola insieme alla rimodulazione dell’offerta formativa ha costretto la scuola a fare i conti con il personale docente che, per effetto di queste scelte, ha registrato una forte contrazione di posti, determinando personale “in esubero” o “sovrannumerario”. Che fare? La prima soluzione che è parsa “ideale” da parte dell’amministrazione è “ricicliamoli”. E fin qui, opinabile ma … tutto bene.
La situazione si complica quando, a fronte del riciclo, qualcuno ha pensato che questo dovesse coincidere con “corsi di riconversione”, ovvero con la possibilità di acquisire un “nuovo titolo” per poter continuare ad insegnare nella scuola. E i corsi di riconversione comprendono la specializzazione per le attività di sostegno per lavorare nelle classi in cui sono iscritti alunni con disabilità, con incarico su “posto di sostegno”.
Appare legittimo che l’Amministrazione cerchi di tutelare i suoi insegnanti offrendo opportunità, al fine di mantenerli nello status iniziale.
Però … la possibilità offerta dal Ministero sembra più una strenna natalizia che un serio e concreto percorso formativo, capace di assicurare nuove professionalità.
E così, per questi insegnanti in esubero, viene “progettato” un corso di 120 ore da fruire in modalità on-line. E, ironia della sorte, chi vengono indicati come tutor aventi il compito di accompagnare questi docenti nel loro percorso di formazione? Insegnanti che posseggono determinate caratteristiche (laurea, servizio, ecc.) ma che possono anche essere privi di specializzazione per il sostegno e, giusto per non farsi mancare nulla quando si tratta di beffe, non necessariamente insegnanti di ruolo.
Anche in questo caso, ciò che ha prevalso è stata la logica  dell’occupazione all’italiana”: si dà priorità al lavoratore, al docente, trascurando  la qualità del prodotto, il discente. Si  pensa agli insegnanti, alla salvaguardia del posto di lavoro (legittima e sacrosanta), tollerando però che  per acquisire competenze funzionali alla disabilità sia sufficiente una chiacchierata virtuale.
Quante sono 120 ore? Corrispondono a 40 ore settimanali per tre settimane, tanto basterebbe per ottenere un titolo che alcuni insegnanti hanno ottenuto con percorsi universitari biennali, sostenendo 30 esami, più il tirocinio, più i laboratori e la tesi finale comprensiva di discussione.
Cosa sta succedendo?
Meno si studia e più si è premiati?
Meno impegno formativo e maggiore spendibilità del titolo acquisito?
È questa la “nuova formazione”, è questa la professionalità, è questa la risorsa umana della scuola?

Perché si continua a pensare che per la disabilità sia sufficiente una preparazione minima? Perché ci si ostina a ritenere che “chiunque” possa occuparsi delle attività di sostegno, anche se è nota la complessità della funzione ed è risaputo che molti genitori lamentano la scarsa professionalità docente, visibilmente rilevabile nelle sconfitte e nei percorsi interrotti di molti (troppi) studenti con disabilità?
Le Associazioni delle Persone con disabilità (ed anche la nostra Associazione) da anni chiedono personale docente “professionalmente competente” e non una parte del personale, ma TUTTO il personale della scuola: dai Dirigenti Scolastici a tutti i docenti.

Anno 2012. Stanno per prendere il via corsi di specializzazione per il sostegno di 120 ore.
Ma di chi è la responsabilità di tale scelta?
Chi ha la responsabilità della formazione degli insegnanti di sostegno?

La legge 104/1992, all’art. 14 comma 1, recita:  “Il Ministro della pubblica istruzione provvede alla formazione e all'aggiornamento del personale docente per l'acquisizione di conoscenze in materia di integrazione scolastica degli studenti handicappati …”.
Se dunque questi corsi verranno attivati e se questi insegnanti acquisiranno il titolo di specializzazione mediante corsi on-line di 120 ore, sappiamo a chi attribuirne la responsabilità
Ovvero all’attuale Ministro che, fra l’altro, dal 13 agosto 2011 è Presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche).

Se  è questa la scuola di qualità!
Non possiamo che prendere le distanze.
Siamo consapevoli che la scuola italiana necessiti di altri (tanti) insegnanti di sostegno e che questi “nuovi supporti” non andranno a colmare il bisogno presente. Tuttavia, come Associazione, non possiamo non essere preoccupati per la leggerezza e la superficialità con cui si mette mano alla formazione degli insegnanti, quando si affrontano problematiche connesse alla disabilità.
Scrive una mamma: “Un conto è dare un supporto formativo rispetto alla disabilità anche ai docenti curriculari, in modo da ottimizzare il lavoro dell'insegnante di sostegno … un altro è dequalificare un ruolo per soddisfare esigenze legate ai tagli del governo”.
Prosegue: “Si spara di nuovo sulla qualità del sostegno, tamponando maldestramente le problematiche legate all'inserimento dei docenti in esubero, con soluzioni che sacrificano come al solito i più deboli”.
E conclude: “Gli studenti disabili hanno un essenziale e imprescindibile bisogno di essere sostenuti nel loro percorso scolastico e formativo da figure necessariamente preparate ed esperte. E l'esperienza non si può acquisire virtualmente in 120 ore. Non stiamo parlando di un corso di dattilografia, ma di esseri umani da consegnare degnamente alla vita...”.

Come Associazione di Insegnanti specializzati di Sostegno

chiediamo al Ministro Profumo



  • di NON attivare la proposta di formazione mediante corsi di specializzazione dequalificanti come quelli previsti per gli attuali insegnanti in esubero;


  • di predisporre percorsi formativi adeguati e coerenti con un profilo professionale competente rispetto alle tematiche della disabilità;


  • di rivedere gli attuali percorsi formativi iniziali, correlati al DM 249/2010, inserendo nel percorso formativo iniziale, come obbligatorie per tutti gli aspiranti docenti, le discipline che consentono di acquisire competenze a favore del processo di integrazione degli alunni con disabilità;


  • di intervenire prontamente per assicurare la formazione sulla disabilità a tutto il personale attualmente in servizio nelle scuole;


  • di intervenire affinché la scelta dell’integrazione scolastica non venga meno, soprattutto a fronte di prassi scolastiche che, attualmente, mostrano una scuola italiana  in cui le classi differenziali, abolite dalla legge 517/77, sembrano tornare in auge;


  • di intervenire per aprire un tavolo permanente di confronto con il ministero della salute sulle problematiche dell’istruzione domiciliare.
                                                                                                  

CIIS
Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno



Roma, 13 DICEMBRE 2011 
TUTTI IN PIAZZA CON L'ASSOCIAZIONE

TUTTI A SCUOLA

È POSSIBILE ANCORA PARLARE DI WELFARE IN ITALIA PER I DISABILI?


Ci sembrano interrogativi seri che richiedono risposte serie.


Noi le chiediamo con urgenza.
Leggi il comunicato stampa


Scarica la locandina


IL CIIS ADERISCE ALL'INIZIATIVA PROMOSSA DALL'ASS. TUTTI A SCUOLA E INVITA TUTTI IN PIAZZA IL GIORNO 13 DICEMBRE, A ROMA
 



 


IL CONVEGNO è POSTICIPATO PER MOTIVI ORGANIZZATIVO-LOGISTICI
LA PROSSIMA DATA sarà comunicata tramite web


Convegno C.I.I.S.
ROMA

sabato 17 dicembre 2011 alle ore 10.00 alle 16.00
LA SCUOLA DELL'INTEGRAZIONE NEL TERZO MILLENNIO
prospettive e professionalità del docente di sostegno


ISCRIZIONI: info@sostegno.org
La sede sarà comunicata a breve



FIRENZE, giovedì 24 novembre 2011


'La scuola per tutti...Tutti per la scuola', è questo il titolo del convegno organizzato dalla CGIL Firenze in collaborazione con la FLC CGIL. L'iniziativa che si terrà il 24 novembre dalle ore 15 presso la Camera del Lavoro di Firenze, borgo dei Greci 3, nel Salone Di Vittorio, affronterà l'importante tema del 'Diritto all'Istruzione del bambino con disabilità', che può avvenire solo attraverso una corretta ed adeguata integrazione scolastica.


Interviene il Presidente del CIIS


scarica la locandina


scarica il programma




CONVEGNO ERIKSON edizione 2011


Resistere o innovare?
Il Convegno di novembre è sempre un appuntamento importante, in cui ci ritroviamo assieme a "fare il pieno" di energia e di aiuti pratici per il nostro lavoro quotidiano. Ma non solo: questa edizione vuole essere qualcosa di più. Certo toccheremo i vari temi che in questi anni si sono dimostrati utili per lo sviluppo professionale e scientifico di chi lavora nel campo dell'integrazione scolastica e sociale. Come [segue]


 


L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL C.I.I.S.


A nome del CIIS, ringrazio per questo invito ad offrire il nostro contributo su un tema che, come Associazione di insegnanti di sostegno, ci tocca particolarmente da vicino. Sulla lettura dei fattori che hanno indotto ad ipotizzare una nuova via per l’integrazione farò un brevo cenno nel corso dell'intervento. 


Vorrei puntare il focus su alcune questioni:



  1. La prima riguarda i due concetti posti alla base di questo modello: resistenza contrapposta a innovazione

  2. La seconda l’integrazione scolastica come plus valore

  3. La terza gli attori dell’integrazione scolastica, con un occhio di riguardo al docente per le attività di sostegno alla classe.

  4. A conclusione: i protagonisti, coloro per i quali il sistema scuola predispone e attua gli interventi educativo-didattici [continua]


POSTO A RISCHIO PER OLTRE 20 INSEGNANTI DI SOSTEGNO DI RUOLO
PRONTO INTERVENTO DEL CIIS E DEI SINDACATI DI CATEGORIA


Sono circa una ventina gli insegnanti di sostegno che rischiano di essere “licenziati” dopo essere stati “assunti”. È l’odissea che coinvolge un gruppo di docenti della Sardegna che il 26 di agosto scorso, dopo essere stati convocati dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Cagliari e di Sassari, sono stati immessi in ruolo a partire dall’anno scolastico 2011-2012. Dal 1 settembre lavorano presso le scuole secondarie di secondo grado dislocate sul territorio provinciale (molti hanno preso servizio presso sedi svantaggiate, distanti anche oltre 50 km da casa) [continua].


Leggi l'Unione Sarda.



Il prof. FRANCESCO PROFUMO incaricato come Ministro della Pubblica Istruzione nel Governo MONTI.


il sito del MIur: clicca qui.


la scheda:   leggi.



Ripensare il Processo di integrazione scolastica


Nel mare delle sirene di omerica memoria giungono richiami continui per sollecitare ad una nuova impostazione del processo inclusivo. Le soluzioni offerte dalle “sirene” leggono l’integrazione in un’unica prospettiva, incapaci di andare oltre e ancor più incapaci di pensare, o meglio, ri-pensare l’intero sistema sotto il profilo dei nuovi orientamenti culturali che stanno pervadendo la società globale ma che, al contrario, pare lascino indifferenti ...


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DDL PRIVATIZZAZIONE DEL SOSTEGNO  Dal Resoconto si apprende che non vi è stata la presentazione del DDL. All'Ordine del Giorno della prossima convocazione, martedì 5, mercoledì 6 e giovedì 7 luglio, non è stata inserita la presentazione del DDL. Nella sezione news la nuova BOZZA da inviare allaVII Commissione Permanente del Senato.


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POSTO A RISCHIO PER OLTRE 20 INSEGNANTI DI SOSTEGNO DI RUOLO
PRONTO INTERVENTO DEL CIIS E DEI SINDACATI DI CATEGORIA


Sono circa una ventina gli insegnanti di sostegno che rischiano di essere “licenziati” dopo essere stati “assunti”. È l’odissea che coinvolge un gruppo di docenti della Sardegna che il 26 di agosto scorso, dopo essere stati convocati dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Cagliari e di Sassari, sono stati immessi in ruolo a partire dall’anno scolastico 2011-2012. Dal 1 settembre lavorano presso le scuole secondarie di secondo grado dislocate sul territorio provinciale (molti hanno preso servizio presso sedi svantaggiate, distanti anche oltre 50 km da casa).


Il travagliato percorso è iniziato a metà settembre, quando i Dirigenti Scolastici delle sedi di servizio hanno registrato notevole difficoltà ad inserire i contratti degli insegnanti di sostegno, neoassunti, nel sistema informatizzato del Ministero. In un primo momento si è pensato ad una difficoltà di ricezione da parte del Miur, a livello strumentale, in seguito, non avendo avuto alcuna risposta precisa al riguardo, neppure da parte dell’Ufficio Scolastico Territoriale, i Dirigenti Scolastici delle sedi interessate si sono rivolti a quello regionale chiedendo la risoluzione del problema. A sua volta, anche l’Ufficio  Scolastico Territoriale, infatti, lamentava le stesse difficoltà delle scuole.


A questo punto, i docenti di sostegno coinvolti, non ottenendo comunicazione in merito alla registrazione on-line dei loro contratti, hanno interessato della questione le organizzazioni sindacali di categoria che, prontamente, hanno formulato richiesta di verifica.


In sede di controllo, gli uffici dell’USP si sono imbattuti in una discrepanza che riguardava proprio il contingente delle immissioni in ruolo. Di conseguenza,  l’Ufficio  Scolastico Territoriale di Cagliari ha inoltrato un INTERPELLO al Ministero, per ricevere conferma del contingente approvato in data 26 agosto 2011. Ed è successo che, in questo passaggio di comunicazioni e di verifica, si sono resi conto del problema: ovvero che il contingente sulla disponibilità dei posti vacanti doveva essere fatto sull’organico di diritto e non su quello di fatto. Non si capisce se i dati siano stati confermati o meno da parte del Miur. Fatto sta che due giorni fa i docenti di sostegno della scuola secondaria della provincia di Cagliari, della provincia di Carbonia e di Sassari (siamo in attesa di conoscere la situazione delle altre province sarde) contattati telefonicamente dagli uffici dell’USP, sono stati informati della “revoca del ruolo”! contestualmente venivano invitati a presentarsi il giorno successivo, presso le sedi degli uffici territoriali per la notifica della revoca.


La nostra Associazione, CIIS, è intervenuta prontamente, prendendo contatti con la Cgil nazionale e territoriale che, dopo aver contattato gli uffici scolastici provinciali, ha chiesto un urgente incontro con il Dirigente dell’USR Sardegna. Nel corso della riunione, il sindacato della FlcCgil ha rilevato un contingente di immissioni in ruolo per l’anno in corso decisamente sottodimensionato, rispetto ai bisogni del territorio. Lo stesso MIUR, messosi in contatto con l’ufficio scolastico regionale della Sardegna per definire la situazione dei docenti, ha concordato una linea d’azione con i sindacati presenti. L’orientamento, pertanto, pare  quello di  non provvedere alla cancellazione dei contratti a tempo indeterminato. Non solo. Da un’attenta analisi del contingente disponibile (e delle necessità del territorio), l’intento pare sia proprio di provvedere quanto prima all’esame di possibili ulteriori nomine a tempo indeterminato. Secondo queste ultime indiscrezioni, già a partire dai prossimi giorni la situazione dei docenti immessi in ruolo a fine agosto sarà regolarizzata e la scuola sarda potrà contare su un nuovo inserimento in organico di diritto di docente specializzato per le attività di sostegno, a beneficio del percorso di integrazione scolastica.


In attesa dell’evolversi della situazione, come Associazione prendiamo atto della tempestività e del prezioso supporto offerto in questa occasione dai sindacati di categoria FLC Cgil, UIL, GILDA, CISL e, contestualmente, della collaborazione da parte delle Istituzioni preposte.


Ascolta  l'intervista del prof. Giuseppe Argiolas, direttivo CIIS, al TG3


Guarda l'intervista di una collega "a rischio di licenziamento":


Il Dirigente Scolastico Regionale Sardegna, dr. Tocco, spiega i licenziamenti.


Leggi l'Unione Sarda.



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IL PUNTO DI VISTA ...  C.I.I.S.


La nomina dell’on.GIUSEPPE GALATI a Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ci sorprende e ci preoccupa “MOLTO”, per dirla con una sola parola.
L’on Galati, infatti, è co-firmatario insieme ad altri parlamentari del disegno di legge, noto come “Privatizzazione del sostegno”. Quale significato avrà, dunque, il suo ingresso al dicastero dell’Istruzione?
Sulla Privatizzazione del sostegno la nostra Associazione ha preso prontamente le distanze, fin dal momento in cui è stato presentato il primo DDL al Senato (firmato dai senatori Bevilacqua e Gentile), rispetto al quale vi è stata anche una decisa presa di posizione da parte della Federazione FAND, la più imponente per iscritti e per presenza nel contesto italiano, che ha  ribadito il suo NO. Anche la FISH ha sollevato perplessità.
Anche se nessuno, a parole, intende sottrarre alla scuola italiana la lunga esperienza dell’integrazione scolastica, così come prevista dalla normativa attuale, tuttavia è motivo di preoccupazione: preoccupa il fatto che il DDL, per quanto osteggiato con motivazioni richiamanti i valori dell’integrazione, sia già stato depositato presso la VII Commissione Permanente della Camera dei Deputati.
Conforta invece conoscere la posizione del Vice-Ministro, Sottosegretario on. Giuseppe Pizza, il quale nel giugno scorso (vedi comunicati stampa) aveva assicurato il suo impegno affinché il DDL non procedesse nel suo iter parlamentare.
Poiché da tempo si respira nell’aria il ritorno alle classi differenziali, con conseguente “espulsione” degli alunni con disabilità dalle classi comuni, occorrerebbe un forte e chiaro segnale di discontinuità rispetto a disegni di legge che, invece, protendono verso una loro riapertura, sottraendo gli alunni con disabilità dal percorso scolastico insieme ai compagni, loro coetanei.
Chiediamo questo segnale di discontinuità al Ministro Gelmini e al Sottosegretario Pizza, affinché



  • ribadiscano la loro distanza da disegni di legge che mirano ad affidare gli alunni con disabilità ed anche gli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento a “personale esterno alla scuola, privo di competenze pedagogico-didattiche”;


  • intervengano per allontanare definitivamente ogni ipotesi che possa far solo pensare che le classi differenziali siano pronte a riaprire le porte,


  • e invitino il Sottosegretario, on. Giuseppe Galati, aritirare il DDL sulla privatizzazione del sostegno, Atto Camera n. 4405.

 


 


È convocata l’Assemblea del C.I.I.S. (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno) in 1a convocazione per il giorno 28 settembre alle ore 8.00, in 2a convocazione per
domenica 2 ottobre 2011 ore 11.30.


La sede sarà successivamente comunicata ai soci.


Ordine del Giorno


 


AREE DISCIPLINARI


A proposito di AREE DISCIPLINARI: come avviene l'attribuzione nella scuola secondaria di 2° grado? Per esempio nell'Istituto Agrario di Elmas (CA) "Duca degli Abruzzi", gli Accordi di Programma Quadro, siglati il 27 maggio 2010, non aiutano. La norma di assegnazione delle aree pare disattesa. Che fare? Sulla questione interviene il prof. Giuseppe Argiolas, referente CIIS Sardegna, ripreso anche da OrizzonteScuola: leggi l'articolo.

Se nella tua scuola rilevi le stesse incongruenze, invia una segnalazione a info@sostegno.org Oggetto: attribuzione aree disciplinari sostegno.

 
INTEGRAZIONE SCOLASTICA E INSEGNANTE DI SOSTEGNO
Si continuano ad effettuare proposte sostanzialmente orientate alla figura docente. Quando (chissà quando) si capirà che le ipotesi devono ruotare unicamente attorno all'alunno con disabilità,ovvero partire dal suo contesto formativo, forse solo allora la scuola potrà vivere una vera stagione inclusiva.
Per ora non possiamo che prendere le distanze da ipotesi che rimandano all'abolizione della risorsa "docente per il sostegno" per la classe e alla proposta che introduce consulenti iperspecializzati.
A breve il commento ufficiale del CIIS


DDL PRIVATIZZAZIONE DEL SOSTEGNO

Dal Resoconto si apprende che non vi è stata la presentazione del DDL.

All'Ordine del Giorno della prossima convocazione, martedì 5, mercoledì 6 e giovedì 7 luglio, non è stata inserita la presentazione del DDL. A meno che non sia prevista nella seduta plenaria del giorno 7 luglio.

 

Prossima convocazione VII  Commissione: 5-6-7 luglio 2011.

In vista di un probabile ordine del giorno, intesifichiamo la protesta civile avviata: SCRIVIAMO e SCRIVI NO alla privatizzazione del sostegno. Occorre dire, chiaro e forte, che il DDL (Atto del Senato 2594) deve essere assolutamente RITIRATO.


ATTENZIONE: vi daremo comunicazioni dell'iter, costantemente sotto controllo . Nel  frattempo scrivi e invita a scrivere per chiedere alla politica di prendere le distanze dal DDL n. S. 2594. Nella sezione news la nuova BOZZA da inviare a lla VII Commissione Permanente del Senato.
Storico
- Martedì 28 e Mercoledì 29 giugno: Presentazione del DDL sulla privatizzazione del sostegno. Leggi l'Ordine del Giorno.
- Martedì 21 e mercoledì 22 giugno 2011: PRESENTAZIONE del DDL Bevilacqua/Gentile. Leggi l'ordine del giorno.
- Martedì 14 giugno: il DDL sulla privatizzazione del sostegno non è stato presentato. Vedi resoconto Senato. La presentazione era stata programmata per martedì 14 giugno, alle ore 15. L'auspicio è che che i parlamentari tengano conto del fatto che, da parte del MIUR, non vi è intenzione di sostenere questo progetto assurdo (v. anche Superando e Superabile).
Anche il 14 giugno, così come ...
    
- ... mercoledì 8 giugno (vedasi resoconto)
    
- ... e il 1° giugno (vedi documento completo   ), il Disegno di Legge n. S 2594, Disposizioni per favorire il sostegno di alunni con disabilità, presentato dai senatori del PDL Bevilacqua e Gentile non risulta presentato presso la VII Commissione Permanente del Senato  


 

 

DDL "sostegno ai privati", clicca e leggi il COMUNICATO C.I.I.S.
Il comunicato è stato ripreso/pubblicato da: Superando1 - Superando2 - Blog GennaroMorra - Superabile - RedattoreSociale

 


COMUNICATO STAMPA congiunto delle Federazioni FAND e FISH dopo l'incontro con il Sottosegretario del MIUR, on. Giuseppe Pizza. Leggi.

Approfondisci: Superando.

IMPORTANTE
Vai alla sezione Testimonianze e 'sfoglia' la storia di Claudia: "Sono Claudia e ho la Sindrome di Rett"

   


DDL PRIVATIZZAZIONE DEL SOSTEGNO 


COMUNICATO C.I.I.S.


Premessa

La classe è costituita da tutti gli alunni: è ambiente educante e formativo per eccellenza. È nella classe che si attua e si realizza l’integrazione scolastica, dove si inizia a costruire la società inclusiva, quella contemplata nella e dalla nostra Costituzione. La proposta di legge dei due senatori del PDL mira a frantumare questa realtà, creando un luogo in cui prima della persona e della sua dignità appare ciò che lo rende “diverso”, stigmatizzando il funzionamento individuale. La non-classe disegnata dai due senatori proporrebbe “alunni con …”, suddivisi per fasce o per gruppi: ciascuno con la sua caratteristica specifica. Ma non si limita ad annullare la dimensione sociale del gruppo-classe come identità impegnata nel percorso formativo, la nuova proposta va oltre, tentando di sottrarre agli insegnanti i compiti per i quali sono chiamati ad impegnare congiuntamente, per tutti gli alunni, la loro professionalità. E riappare, sempre più vicino, lo spettro delle classi differenziali come luogo di “raccolta” della diversità, separata secondo il criterio di “alunno con …


..."Disegno di Legge n. S 2594", Disposizioni per favorire il sostegno di alunni con disabilità, depositato il 2 marzo 2011 dai senatori Bevilacqua e Gentile, attualmente in discussione presso la VII Commissione del Senato. Una strana proposta di legge, che lascia perplessi fin dalle prime righe. “Privatizzare il sostegno” è il grido di allarme che echeggia nel web da parte delle Associazioni delle famiglie delle persone con disabilità e di tanti professionisti che operano nel settore. Ma in cosa consiste questa proposta?Quale, in ultima analisi, il nocciolo della questione?

I due relatori parlamentari del Popolo della Libertà, Bevilacqua e Gentile, appellandosi alla normativa italiana in materia scolastica e partendo dall’assioma anticipato dalla L. 104/92, art. 12, comma 4, ossia che “L'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap”, ingarbugliano le affermazioni successive, mescolando normativa, profili professionali e indicazioni pseudo-operative. Certamente quello che balza agli occhi, con chiarezza, è l’opportunità offerta al privato di poter entrare, finalmente e in misura sempre più massiccia, nel pubblico. A costo zero per il bilancio, afferma il comma 2 dell’unico articolo contenuto nella proposta di provvedimento.

La preoccupazione più volte “lanciata e gridata” dalle famiglie, così come dagli insegnanti, sulla “mancata continuità educativo-didattica” viene fatta propria da questo ddl esclusivamente sotto il profilo educativo. La formulazione della norma si àncora infatti alla sola componente educativa, lasciando intendere al lettore distratto che questa contenga anche quella legata alla sfera didattica, specificità propria della scuola, assolta unicamente dagli insegnanti.

Utilizzando poi quale paravento l’autonomia scolastica, la proposta tenta di scardinare le ultime resistenze, giocando ancora in controluce, lasciando intendere ma omettendo. In questo contrasto, entrano in scena Enti Locali e ASL, indicati come coloro che “debbono sostenere gli interventi scolastici”, auspicando che il coordinamento venga assunto dalle Istituzioni Scolastiche. Ed è qui che si mette in atto lo scacco finale. Vista la nuova opportunità offerta alle Istituzioni scolastiche, perché non pensare anche agli alunni con DSA? Perché non “creare” un’altra categoria (leggasi “opportunità per il privato”)? Ci si arrampica persino sugli specchi, tentando di evidenziare come i “progetti” realizzati con la collaborazione dei privati possano andare a rispondere ai bisogni formativi degli alunni con DSA. (Bisogni ai quali devono rispondere “tutti e ciascun” insegnante della classe. Per questo non è stata prevista una ulteriore figura a supporto della classe nel suo insieme!)

Ma i due co-firmatari, nel cercare di persuadere sulla bontà della loro proposta, declinano addirittura l’obiettivo perseguito con questo provvedimento, rintracciabile nell’ultimo capoverso della presentazione: “si propone una disposizione volta a favorire l’inserimento ottimale degli alunni diversamente abili, per migliorare la qualità dell’integrazione degli stessi e di tutti gli allievi con bisogni educativi speciali …”. (Vorremmo evidenziare “ottimale”, in forte contrasto con i criteri di “qualità” da sempre perseguiti dalla scuola pubblica italiana).

L’articolo 1

Il primo comma dell’articolo 1 del DDL autorizza i Dirigenti Scolastici ad avvalersi, per “il sostegno di alunni con disabilità”, della collaborazione dei privati mediante specifici progetti, facendo riferimento all’art. 5 del DPR 24 febbraio 1994 (articolo che riguarda la elaborazione del PEI al quale partecipano, per legge: gli insegnanti della classe, il docente psico-pedagogista, se presente, la famiglia e gli operatori dell’ASL).[1]

La proposta di legge apre, sostanzialmente, due fronti:

  • uno dal punto di vista educativo-didattico,
  • l’altro dal punto di vista organizzativo.

Essa, di fatto, racchiude più contraddizioni. Anzi, tende ad anticipare prospettive che, rispetto alla normativa fino ad oggi emanata, introducono una inversione di tendenza. Affermare, infatti, che la continuità (e solamente sul versante “educativo”) debba e possa essere affidata a non ben definite professionalità esterne, debitamente però riconosciute come appartenenti al settore privato, la dice lunga sulla integrazione degli alunni con disabilità nelle classi comuni.

Sostanzialmente e formalmente, la proposta di legge contraddice quanto segue:

  1. e cioè che l’alunno con disabilità appartiene al gruppo-classe (anzi, è parte organica del gruppo-classe) e, per questo, non può essere “pensato” all’interno dell’ambiente formativo come ‘elemento estraneo’ e ancor meno come ‘elemento aggiunto’;
  2. il docente incaricato su posto di sostegno è un insegnante di tutti gli alunni della classe(una contitolarità e non una compresenza).

Continuare ad insistere sulla continuità correlata unicamente a coloro che sono incaricati su posto di sostegno, equivale a coltivare nell’opinione pubblica (ma anche fra gli operatori scolastici e sanitari e fra le famiglie) l’idea che il docente per il sostegno sia “docente personale dell’alunno”. Ritenere che la continuità sia una questione limitata ad uno solo dei docenti della classe, significa annullare e negare contestualmente il processo di integrazione scolastica, un processo iniziato una quarantina d’anni fa (e che non ha nessuna voglia di andare in pensione e ancor meno di scomparire nell’oblio).

Le Linee Guida del MIUR

L’inclusione scolastica, come ha richiamato con forza il Ministro Gelmini nelle recenti Linee Guida per l’integrazione degli alunni con disabilità,[2]fa perno tanto sulla “corresponsabilità” di tutti gli insegnanti della classe, quanto sull’importanza dei ruoli che ciascuno è chiamato a svolgere secondo le rispettive competenze. Le Linee Guida ben specificano i ruoli di coloro che, sulla base del PEI, sono chiamati a formulare i rispettivi progetti personalizzati a favore dell’alunno con disabilità:

  • il progetto riabilitativo, a cura dell’ASL (L. n. 833/78 art. 26)
  • il progetto di socializzazione, a cura degli Enti Locali (L. n. 328/00 art. 14)
  • il Piano degli studi personalizzato, a cura della scuola (D.M. 141/99, come modificato dall’art. 5, comma 2, del DPR n. 81/09)

La dimensione inclusiva della scuola prevede, condicio sine qua non, la partecipazione attiva e fattiva delle componenti qui richiamate: non solo la loro assenza in termini di collaborazione e coordinamento, ventilata dalla proposta di legge, non è ipotizzabile, secondo il Ministro Gelmini essa costituirebbe “una concezione distorta dell’integrazione”.

Ed è di così pregnante rilievo questo aspetto, che il Ministro richiama più volte alla responsabilità inclusiva il Dirigente Scolastico, attribuendogli una serie di compiti inderogabili. Viene posto l’accento sul ruolo di ciascun componente la comunità scolastica, degli organi collegiali e degli organismi preposti, come il GLH di Istituto fino al GLH operativo, al quale partecipa, di diritto, la famiglia.

I due senatori cofirmatari del DDL riaffermano la necessità di una continuità educativa che attribuiscono ad un “progetto” che il Dirigente Scolastico può attivare con il privato. Ma chi sono queste figure che dovrebbero realizzare questo progetto “di continuità” a favore del processo di integrazione? Che compiti e che ruolo avrebbero?

Perché non solo le famiglie, ma anche gli insegnanti gradirebbero sapere con chi sono chiamati a confrontarsi o, eventualmente, a collaborare. E, soprattutto, dovrebbe essere esplicitato il profilo professionale di questi operatori. Quali competenze dovrebbero possedere? Quanti parteciperebbero al progetto per ciascuna classe?

Contemplando, come i due cofirmatari hanno ricordato, l’esercizio del diritto all’istruzione e all’educazione, il percorso scolastico prevede che agli alunni con disabilità venga assicurato un percorso di qualità sotto il profilo educativo e degli apprendimenti al tempo stesso. E, nella scuola, gli apprendimenti, così come gli aspetti educativi, attengono al compito e alla responsabilità degli insegnanti. Anzi, costituiscono il loro compito fondamentale: educare e istruire.

Non si può entrare nella scuola privi di formazione idonea.E, ancor più, non si può pensare che agli alunni con disabilità sia sufficiente assicurare solo il percorso educativo. Abbracciare questa prospettiva vuol dire negare la dimensione valoriale dei disabili, stigmatizzare la loro presenza e incrinare la loro dignità di persone.

Da tempo nella scuola si respira, con preoccupazione, un ritorno alle scuole speciali e alle classi differenziali per questi alunni. Molte, troppe cattive prassi si stanno affermando in molte, troppe scuole: prassi che le Linee Guida hanno stigmatizzato in modo secco e senza replica. Nessuna attività scolastica può essere riservata a gruppi di studenti composti da soli alunni con disabilità o da questi insieme ad altri scolasticamente più fragili: questa prassi è contraria alle norme di legge. E il Ministro, al riguardo, è così convinto di tale affermazione da ribadire che questa modalità operativa non è applicabile neppure per limitati periodi di tempo: proprio perché l’integrazione scolastica deve essere attuata all’interno delle classi, insieme ai compagni, sotto la responsabilità di ciascun docente della classe

E, se da un punto di vista della didattica, i punti precedenti rilevano la incompatibilità fra la proposta dei senatori Bevilacqua/Gentile e la prassi di una scuola inclusiva, a completamento si potrebbero porre rilievi anche sotto il profilo organizzativo.

A chi competerebbe la coordinazione del processo di integrazione? Già molti stanno creando grande confusione in merito ai compiti degli assistenti ad personam (figure assegnate all’alunno e non alla classe; figure che non hanno fra i loro compiti quello della didattica, ma solo compiti legati all’autonomia e alla comunicazione). Sono più di uno i casi in cui un assistente, presentandosi a scuola, si propone come il riferimento dell’integrazione e, talvolta, pretende di sostituire il docente anche sotto il profilo didattico. La presenza degli assistenti va ponderata e calibrata sulla base delle effettive necessità. Non sempre, infatti, questa figura è necessaria. E ancor meno lo si può pensare come il prolungamento del docente specializzato, proprio perché non ne ha le competenze né la professionalità. Gestire poi all’interno della classe più figure, può diventare problematico e complicare l’attività scolastica piuttosto che facilitarla. In sintesi, la proposta formulata dai due senatori del PDL tende a destabilizzare un sistema complesso e articolato, caratterizzato da criticità e potenzialità molteplici. Si avverte una sorta di sottrazione della dimensione formativa, a svantaggio degli alunni con disabilità e a esclusivo vantaggio del privato.

 

Leggiamo poi con perplessità il comunicato stampa diramato dall’AIPD. Non possiamo, infatti, condividere l’apertura offerta per gli alunni con DSA, concedendo quale contropartita una richiesta non solo strumentale, ma ostinatamente bloccata al solo docente per il sostegno. Se, infatti, è condivisibile la tesi dell’attribuzione ai docenti (di ruolo e precari) di un servizio “continuato” nella stessa classe per il periodo di durata del ciclo scolastico (ovviamente le assegnazioni dovrebbero partire dalle classi prime!!), è difficile vedere nel vincolo decennale una soluzione per la continuità. Si tratta di “assegnazione di incarico”, del quale è responsabile il Dirigente Scolastico. Si può anche transitare sul curricolo o su posto comune, e si tratta di professionalità a vantaggio di tutto il sistema scuola. Ma occorre ricordare che l’incarico, ad inizio di ogni anno scolastico, viene attribuito dal Dirigente Scolastico, il quale può optare come ritiene, ancor più se il docente è in possesso di competenze professionali per il sostegno.

Va infine aggiunto che è un falso mito, una leggenda metropolitana, ritenere che la continuità riguardi solo il docente di sostegno che, nella classe, resta solo per poche ore(4, 5, 6 9 …). Impariamo a guardare i veri aspetti della questione: la continuità, unitamente alla formazione, riguarda tutti gli insegnanti della classe. Pertanto, se veramente si ha a cuore l’integrazione scolastica, è su questo fronte che occorre agire. Altrimenti si fa demagogia. Oppure … oppure si prepara, in modo subdolo, la strada per “togliere dalle classi comuni gli alunni con disabilità”. Questo è il disegno sommerso che appare palese. Ed è contro questo disegno che bisogna lottare, diffondendo davvero la cultura dell’integrazione: quella cultura che riconosce l’alunno come alunno della classe, frequentante una classe in cui tutti i docenti siano in grado di rispondere ai suoi bisogni e dove il docente per il sostegno svolge il suo ruolo di insegnante, regista dell’inclusione.

REDAZIONE C.I.I.S.


[1]DPR 24/2/1994, art. 5, comma 2: «Il P.E.I. è redatto, ai sensi del comma 5 del predetto art. 12 [della legge 104/92 ndr], congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla USL e/o USSL e dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, ove presente, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico, in collaborazione con i genitori o gli esercenti la potestà parentale dell'alunno».

[2]Linee Guida per l’integrazione degli alunni con disabilità, 4 agosto 2009, MIUR (http://www.edscuola.it/archivio/norme/circolari/nota_4_agosto_09.htm)

 

 

Perché diciamo NO alla Classe di Concorso

[Prima Parte]
Da sempre la nostraAssociazione ha condiviso e sostenuto l'inclusione scolastica, ponendosi quale obiettivo principale il potenziamento e la crescita culturale delprocesso inclusivo.L'inclusione si realizza nella misura in cui i suoi contenuti si concretizzano e si attuano nella dimensione culturale di un Paese che voglia definirsi civile.Per questo sosteniamo che l'inclusione scolastica non può assolutamente essere appannaggio di una o due figure professionali e ancor meno che possa essere utilizzata come strumento per perseguire fini "altri" rispetto a quelli prefissi a beneficio non solo delle persone con disabilità ma dell'intera società.G

iunto è infatti il tempo di uscire dagli schemi stereotipati di una visione cosiddetta “buonista” : continuare a pensare all’inclusione come ad un qualcosa che rimanda alle persone con disabilità significa non solo svilirne il valore ma orientare qualsiasi intervento in direzione che “pone ulteriormente all’angolo” la persona con disabilità, relegandola allo stigma sociale irreversibile.Uscire dagli schemi stereotipati significa “camminare insieme” per realizzare una società in cui la dignità di ciascuno è riconosciuta e vissuta come “partecipazione sociale a tutti gli effetti” .

Per questo ciascuno di noi è e deve essere impegnato a rimuovere “ostacoli” che impediscono la realizzazione di una società inclusiva, contribuendo, nella misura della propria responsabilità civile e sociale, a realizzare giorno per giorno “la” società in cui ognicittadino trovi ospitalità, dignità e riconoscimento.
E questo anche e ancor più nella scuola.

 


 

 

 

CIIS

Il C.I.I.S. ( Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno )  è un'Associazione di volontariato che opera in tutto il territorio nazionale.

All'Associazione C.I.I.S. aderiscono insegnanti di ruolo, insegnanti abilitati e non di ruolo, dirigenti, genitori, operatori del settore e quanti ne condividono le finalità.

L'associazione non ha scopo di lucro e opera al fine di realizzare scopi sociali, culturali, educativi e ricreativi nel rispetto delle pari opportunità tra uomini e donne.

 

 

SPECIALE RAI 3 BLOB

SABATO 8 ottobre e DOMENICA 9 ottobre, alle ore 20,
SPECIALE DEDICATO
ALLA SCUOLA NEGATA AGLI ALUNNI CON DISABILITÀ,
con l'Associazione TUTTI A SCUOLA.

NON MANCATE!!


 



14 SETTEMBRE 2011
IN PIAZZA CON "TUTTI A SCUOLA"
PER CHIEDERE UNA VERA E REALE SCUOLA DELL'INTEGRAZIONE.
ORE 10.30

 

PETIZIONE FAND - FISH   No al taglio all'assisteza. Fermiamoli con una FIRMA!!!   Attenzione: le firme devono essere inviate prima di lunedì mattina. Passate parola. DIFFONDI E ... FIRMA ANCHE TU!
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C.I.I.S.   C.I.I.S.   C.I.I.S.
AREE DISCIPLINARI  come avviene l'attribuzione nella scuola secondaria di 2° grado? Leggi e segnala.
 
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INTEGRAZIONE SCOLASTICA E INSEGNANTE DI SOSTEGNO  FIOCCANO, anche in tempo estivo, proposte orientate prevalentemente alla figura docente. Prendiamo le distanze sulla nuova proposta che introduce consulenti iperspecializzati. Leggi.
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