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Gli alunni con disabilità hanno dei diritti?

Sono trascorsi poco più di due mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico. E la scuola, che insiste nel volersi chiamare “inclusiva”, ha ripreso faticosamente il suo percorso. Ma che cosa è cambiato rispetto al precedente anno scolastico? Quali sono le novità, visto che, recentemente, sono stati approvati i Decreti della Buona scuola? I dati relativi ai “numeri” stanno arrivando, un po’ alla spicciolata, per la verità. Noi sappiamo bene che l’integrazione non si misura con i “numeri”, ma in questo caso i numeri ci forniscono alcuni dati utili per orientarci. A patto che, ovviamente, non si traducano in enigmatiche “percentuali”, in base alle quali, miracolosamente, i conti finiscono per tornare sempre… (emblematico, in tal senso, il rapporto medio nazionale 1:2, scambiato da molti come un docente ogni due alunni! trascurando che si tratta di un dato medio e non assoluto. Infatti nelle classi le ore di sostegno risultano diminuite. E questo vale in tutte le Regioni d’Italia. In alcune, addirittura, si registra l’assenza di docenti specializzati e, in loro sostituzione, troviamo “personale addetto all’assistenza personale e all’autonomia”, ovvero AEC o assistenti ad personam o assistenti educatori: i nomi cambiano da regione a regione. Il sistema appare impazzito: che cosa sta succedendo?)
E la domanda generale è: «Quest’anno tornano i conti?». A vedere il gran movimento che ha animato e anima la penisola, si direbbe proprio di no. Famiglie e precari da mesi protestano per la scarsità dell’offerta scolastica, per il taglio delle cattedre, per il sovraffollamento delle classi, per la riduzione delle ore di sostegno, per lo spostamento delle ore di sostegno da un alunno ad un altro, anche ad anno scolastico avviato, per la presenza di più alunni disabili nella stessa classe, per il persistere di prassi omologabili alle classi differenziali (alunni disabili che lavorano insieme, fuori dalle loro classi... e le chiamano, eufemisticamente, “Classi aperte”!!! particolarmente significato il caso proposto dalla prof.ssa Daniela Boscolo che, attraverso. le classi aperte, raccoglie 14-15 alunni con disabilità e li fa lavorare insieme. Un tempo si chiamavano classi speciali o classi differenziali, oggi come le vogliamo chiamare?). Stiamo assistendo ad una riduzione costante e continua della tutela dell’esercizio al diritto all’educazione e all’istruzione degli alunni con disabilità. Ma, nonostante ciò, ostentiamo compiacimento. Nulla di nuovo hanno dunque portato i nuovi decreti?
Occorre dover tornare ai tribunali, richiamando, a tutela delle ore di sostegno, quanto stabilito dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 80/10, che ha ripristinato il diritto alla deroga, cioè la possibilità di aumentare le ore di sostegno didattico rapportabile a un insegnante per alunno con disabilità nel caso di situazioni “gravi o gravissime” (da ricordare, qui, che nel caso di “rapporto 1 a 1”, alla classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità è assegnato il numero massimo di ore previste (monte ore che varia a seconda dell’ordine e grado di scuola, ovvero: - 25 per la scuola dell’infanzia, - 22 per la scuola primaria, - 18 per la scuola secondaria di primo e secondo grado).
 
I numeri
I numeri favoriscono o impediscono la realizzazione del diritto. Se le risorse sono assegnate in modo congruo, i diritti possono essere tutelati; al contrario una loro sottostima può comportare lesione del diritto. Certo è che quando si parla di inclusione scolastica e ci si riferisce agli alunni con disabilità “numeri, percentuali e statistichenon sono né possono essere il parametro rispetto al quale “misurare” la qualità dell’inclusione scolastica e, ancor meno, la realizzazione del Progetto di Vita. Se vogliamo parlare di qualità della vita, non possiamo permetterci di generalizzare nulla, eccetto i diritti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Alcune parole-chiave per una scuola inclusiva
 
Formazione del personale della scuola: formazione obbligatoria per tutti, nella fase iniziale; formazione obbligatoria per tutti coloro che sono in servizio.
Corresponsabilità del consiglio di classe o team docente: ogni insegnante della classe, sia esso assegnato a posto di sostegno o a disciplina, deve farsi carico del processo di inclusione, perché ogni alunno della classe è un suo alunno.
Numero alunni per classe: il sovraffollamento non consente una scuola di qualità e sicura; per questo il numero dev’essere adeguato, rispettoso dei parametri e della possibilità di poter “imparare” in condizioni di vivibilità e di serenità.
Alunni con disabilità per classe: vi sono classi in cui sono iscritti cinque, sei, otto alunni con disabilità, ricreando, di fatto, classi differenziali, quelle classi che sono state abolite con la normativa sull’integrazione negli anni Settanta.
Progetti inclusivi cooperativi e/o collaborativi: l’inclusione si realizza con metodologie cooperative, in cui gli alunni vengono suddivisi in gruppi eterogenei; anche l’età è importante: gli alunni è bene che siano coetanei.
( di Evelina Chiocca)
Data: 
09/11/2017 - 17:13
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